C’è un borgo, nascosto tra i boschi umbri, che è come uno scrigno prezioso, dove storia e natura si intrecciano con un passato fatto di lavoro e ingegno. Mulini, filande, sorgenti, arte e fede: sono questi gli elementi che, armonizzandosi, disegnano l’identità di Rasiglia. Un’oasi
tra le montagne, sorta oltre mille anni fa, quando l’uomo decise che la pietra sarebbe stata casa e l’acqua mestiere.
L’origine del borgo coincide con la sorgente Capovena, che sgorga a monte dell’abitato e si dirama in canali limpidi, scivolando lungo i fianchi delle case e accompagnando lo scorrere delle stagioni. Già sotto la Signoria dei Trinci (XIV secolo),
Rasiglia si distinse per una fiorente attività artigianale legata all’uso dell’acqua nella lavorazione di lane e pellami. Nacquero così concerie, gualchiere, filande e tintorie, rimaste attive fino al secondo dopoguerra. Oggi è ancora possibile osservare gli strumenti e i macchinari della filiera tessile: dalle cardatrici ai telai lignei, dal telaio Jacquard alla centralina idroelettrica dei primi del Novecento.
Restano intatti due mulini quattrocenteschi e l’ingegnosa rete di chiuse e canali che attraversa il borgo, autentico capolavoro di idraulica. Ma l’acqua non racconta la sua storia solo a Rasiglia. Poco distante, le cascate del Menotre offrono uno spettacolo naturale di grande fascino: le loro acque scendono fragorose tra rocce e vegetazione, creando un paesaggio di frescura e suggestione che invita alla sosta e alla contemplazione.
La nostra camminata non si limiterà ad ammirare quella che viene chiamata la “Piccola Venezia dell’Umbria”: con un percorso ad anello, prima di tornare a Rasiglia, attraverseremo anche Volperino, Verchiano, Cerritello e Vionica. Piccoli ma incantevoli borghi, gelosamente
custoditi in uno degli angoli più autentici e suggestivi del Cuore Verde d’Italia.

